Capitolo 2 del “romanzo cantiere”, Cantiere Georgia

“Dietro al muro, una sorpresa!”

Dal parabrezza
della jeep di Giuseppe vediamo innalzarsi davanti a noi un muro di palazzi
grigi e logorati dal tempo.
Non ci aspettavamo
di trovare una Kutaisi così!






Tubature del gas
a vista, finestre senza vetri e balconi senza ringhiera.
Da uno di questi,
al secondo piano, una signora in bilico su una sedia si sporge pericolosamente per
dipingere una persiana del suo appartamento.
Al quinto piano, una stanza di mattoni sporge abusivamente dal filo di
facciata: qualcuno ha deciso di ampliare la propria abitazione.
    Alzando lo sguardo ulteriormente scorgiamo sul tetto delle cisterne blu, che danno la possibilità, ai     pochi che se lo possono permettere, di avere l’acqua anche nelle ore in cui viene staccata.



All’interno la
situazione non è certo migliore.
Gli spazi comuni in realtà non sono di nessuno: chiunque può accedervi
liberamente poiché le serrature non funzionano o spesso non ci sono proprio. I
sottoscala sono pieni di cumuli di immondizia maleodoranti. La luce filtra da
alcune feritoie illuminando i gradini consumati dal tempo. Qui dentro manca l’aria.


È da qui che
provengono molti  dei bambini che frequentano
il centro Caritas. Bambini gioiosi nonostante tutto. Bambini che con i loro
sorrisi ci insegnano che basta poco per essere felici.


C’è un’ape che se posa 
su un bottone de rosa: 
lo succhia e se ne va… 
Tutto sommato, la felicità 
è una piccola cosa.

(Trilussa)

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