Durante il periodo nella mia Etiopia ho cercato di memorizzare ogni singolo prezioso dettaglio: i momenti difficili, quelli felici, i disagi e l’entusiasmo, le storie e le facce delle persone incontrate ogni giorno, le privazioni e il senso di libertà, la semplicità dei gesti e dei sorrisi, LA PIOGGIA. Ricordo ancora perfettamente le urla e lo stupore dei bambini vedendo la mia macchina fotografica. Attorno a me una miriade di mani al cielo che urlavano “picha” “picha” tirandoti per le braccia, l’entusiasmo di altri alla vista di una corda, di un sacchetto di plastica e di una busta di palloncini. I primi giorni mi chiedevo mi chiedo cosa se ne potesse fare un bambino di queste semplici cose e alla fine ho capito che la fantasia di un bambino africano non conosce limiti!
Le case di Cicha con i tetti di paglia, le bancarelle instabili fatte di legno talvolta con solo tre banane da vendere, il mercato pieno di fango, i venditori che camminavano nelle spezie, lo sguardo dei bambini che fissano la nostra jeep passare con la meraviglia di chi forse non ci è mai salito sopra e non avrà mai l’occasione di salirci per lasciare il proprio villaggio, i ragazzi dei villaggi con le mani levate verso i nostri finestrini per venderci qualsiasi cosa non appena la jeep si fermava. Poi ci sono i bambini della scuola che facevano a gara per conquistare il posto a sedere più vicino a me e alla fine mi tenevano la mano così forte da farmi sentire speciale come se fossi un premio. Sforzandosi di avere l’umiltà necessaria per non giudicare mai, anche le abitudini e gli atteggiamenti che, dal nostro punto di vista, potrebbero sembrare discutibili.
La mia esperienza in Africa si può riassumere solo attraverso i volti delle persone che ho incontrato durante questo viaggio, che mi scorrono davanti come se fossero i titoli di coda di un film, il mio film preferito. Il nostro film. Persone che hanno reso unico ogni istante, da quelle con cui ho condiviso tutto dal primo giorno a quelle con cui ho condiviso anche solo pochi attimi, dai miei bambini, la mia LamLam, le aspirantine, le mitiche sister, i miei favolosi compagni di viaggio e le persone che mi sorridevano per strada.
Forse ora, mentre scrivo, i miei occhi sono umidi perché sento l’africa scapparmi di mano, correre di pari passo la mia quotidianità pieni di impegni e di problemi. Questo mi lascia una scia di tristezza…
Fare un lavoro umanamente appagante rende felici, non c’è niente da fare. E se sono felice io, ho lo straordinario potere di rendere felici gli altri.
Questa è l’Africa vista con i miei occhi, gli occhi di Martina, una ragazza che è partita pensando di essere triste ed è tornata con la vera gioia di vivere! Questa è la stessa africa che ha cambiato la mia idea di Africa, di amicizia, di donna, di viaggio, di amore e forse anche la mia vita!






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